Tanti volti di un unico viso: il gioco della sedia di Perls

La psicologia della Gestalt, e in particolare Frederick Perls, afferma che esistono individui con una personalità “frammentata”, cioè consapevoli di una o più parti di se stessi, ma non della loro totalità.
7 Maggio 2021
Storie

Può darsi, ad esempio, che una donna non sappia o non voglia ammettere di comportarsi spesso come sua madre nei confronti del suo partner; oppure che un uomo non si sia riconciliato con un genitore oramai deceduto.

L’integrazione o la consapevolezza di una o più parti frammentate di sé, aiuta la persona ad essere più indipendente e trovare sostegno nelle proprie forze. 

Frederick Perls, ereditando il lavoro di Jacob Moreno nei primi anni del ‘900, suggerisce di attuare questo percorso di integrazione grazie allo psicodramma (termine coniato dallo stesso Moreno), attraverso il role-playing, comunemente nominato gioco della sedia.

Cos’è il gioco della sedia?

In pratica, la persona è invitata ad interpretare se stessa ad alta voce nella sedia calda, e una parte di sé (o di un’altra persona) nella sedia vuota di fronte, cambiando sedia ogni volta che la persona cambia ruolo.

Nasce così un dialogo tra le parti frammentate, che dà vita a una reale consapevolezza di sé. Queste parti escono allo scoperto, possono addirittura assolversi, arrivare a un compromesso o quantomeno conoscersi tra loro.

Il gioco della sedia nel cinema e nel teatro

Come potete immaginare, il gioco della sedia è stata utilizzata spesso nel teatro e nel cinema da numerosi sceneggiatori.

In particolare, mi ha colpito una scena del film “Star Wars: L’ascesa di Skywalker” (episodio IX).

Ben Solo, ragazzo dotato di grandi abilità per via della sua gloriosa dinastia, si sente tradito dal suo primo maestro Jedi e passa al lato oscuro della forza, sotto la tutela del Signore Oscuro Snoke, che lo ribattezza con il nome malvagio di Kylo Ren. Come suo nonno prima di lui, anche in Ben Solo emerge il conflitto tra bene e male e la separazione tra le due parti non è poi così netta. È profondamente deluso e arrabbiato con i suoi genitori e con il suo maestro, pertanto Snoke, avvertendo questa incertezza interiore, lo obbliga ad uccidere suo padre Han Solo, per completare definitivamente il suo addestramento oscuro.

Ben Solo adempie al suo incarico, non senza rimorsi. Nasce un conflitto in lui: Ben o Kylo? Jedi o Sith? Lato chiaro o lato oscuro della forza?

Al termine di un duello in cui Ben viene quasi ucciso, il dolore per l’omicidio di suo padre si fa così angosciante da instaurare un dialogo interiore tra Ben (o Kylo?) e il suo padre interiore Han, che ha tutte le caratteristiche per somigliare al gioco della sedia. 

Di seguito la conversazione.

H: Ciao ragazzo. Mi manchi, figlio.
B: Tuo figlio è morto.
H: No, Kylo Ren è morto. Mio figlio è vivo.
B: Sei solo un ricordo.
H: Un tuo ricordo. Vieni a casa.
B: È tardi, mamma ci ha lasciati.
H: Tua madre forse, ma gli ideali per cui ha combattuto non ancora.
B: Io so ciò che devo fare ma non so se ho la forza di farlo.

Ora la scena somiglia a quella dell’omicidio di Han Solo. Sembra quasi ripetersi. Ben si trova di fronte al padre e afferra la spada, mentre Han lo consola con una carezza sul viso.

H: Ce l’hai.
B: Padre! …

Han Solo annuisce con un sorriso amorevole. Lo sguardo del figlio sembra dire “Mi dispiace per ciò che ho fatto”.

H: Lo so

Ben getta la spada dell’omicidio in mare, perdendola definitivamente.

Il video integrale del dialogo tra Ben Solo, alias Kylo Ken, e suo padre Han

In questo dialogo sembra che Ben Solo non voglia cancellare Kylo Ren, ma piuttosto che quest’ultimo si riconcili con suo padre. 

Ora la sua strada è chiara. Il suo destino perfettamente illuminato: mettere la parola fine al suo maestro oscuro.

Conoscete altri film in cui avvengono questi dialoghi interiori? Vi do un piccolo indizio qui in basso.

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