Trova il tuo swing. La straordinaria storia di Jean van de Velde

Jean van de Velde è un giocatore di golf francese. Il documentario “Loser” su Netflix racconta la sua straordinaria avventura nel corso del British Open – uno tra i campionati di golf più importanti del mondo – del 1999.

10 Dicembre 2020
Storie
Jean van de Velde

La Francia, un po’ come l’Italia, non ha mai registrato una particolare predilezione per il gioco del golf… eppure Jean van de Velde si avvicina a questo sport da piccolissimo: quando si iscrive per la prima volta a un circolo di golf è così piccolo che gli istruttori devono segare il manico di una mazza per riuscire a farlo giocare!

Il francese dimostra di essere un più che discreto giocatore, inizia a vincere tornei via via più prestigiosi, fintanto da arrivare al British Open del 1999.

Fin dall’inizio del torneo balza in testa alla classifica. All’inizio il pubblico e i giornalisti specializzati del settore lo giudicano un fuoco di paglia… ma Jean continua a vincere e iniziano a interessarsi a questo elegante e sconosciuto francese.

Anche le conferenze stampa, organizzate alla fine di ciascuna giornata del torneo, iniziano via via a riempirsi di giornalisti. Gli esperti di settore iniziano a scoprire la biografia di questo aspirante campione, i giornalisti iniziano a curiosare sulla sua vita privata, la Francia si sveglia e scopre – quasi per la prima volta – sia il golf sia il suo campione che sta facendo parlare di sé in Europa e nel mondo.

Sull’entusiasmo del pubblico francese – e di tanti altri nuovi simpatizzanti – Jean van de Velde arriva alla finale del torneo con ben 3 colpi di vantaggio… in pratica ha la vittoria già in tasca!

Il destino, la fortuna, forse l’inesperienza, forse proprio la paura di vincere, sta di fatto che inizia, per il giocatore francese, quella che sarà certamente ricordata come la peggiore giornata della sua vita.

Jean non cambia il suo approccio aggressivo al gioco che lo ha portato fino in finale, e al primo colpo spara con il drive la sua pallina… che però finisce a due passi dall’acqua, nell’erba alta (rough).

Malgrado il rischio appena corso Jean si mostra spregiudicato e spara ancora forte la sua pallina in direzione dell’ancora lontano green. Subito dopo aver colpito sente un boato di incredulità provenire dalle tribune di fronte a lui. Jean, curioso di capire cosa è successo alle sua pallina, si muove rapidamente verso il tiro successivo.

La pallina appena lanciata aveva toccato la ringhiera di ferro degli spalti (e già qui le probabilità erano assai basse) ed era tornata indietro, di nuovo nell’erba alta.

Jean fa un grosso respiro e batte il suo terzo tiro… e stavolta la pallina finisce nell’acqua. Ancora incredulo Jean, noncurante delle migliaia di persone che lo stanno osservando, si alza i pantaloni, toglie le scarpe ed entra in acqua per capire se può tirare la pallina da lì. 

I fotografi lo immortalano in pose che diventeranno istantanee storiche ed emblematiche della bizzarra giornata del golfista francese. Tra gli scherni del pubblico e dei suoi compagni di gioco, Jean decide di droppare (ovvero riprendere la pallina e rimetterla in gioco su terreno valido).

Jean Van De Velde in the brook after putting his ball into the water on the 18th (Photo by Michael Steele/EMPICS via Getty Images)

Tutti si aspettano che finalmente il suo ennesimo tiro porti la pallina sul green… e invece finisce nel bunker, ovvero un banco di sabbia che separa appunto il green dal resto del terreno di gioco: un’altra locazione da cui è davvero difficile effettuare un buon tiro.

Come se non bastasse, il suo compagno di squadra, anche lui con la pallina nello stesso bunker, effettua il tiro prima di lui… e, con un colpo quasi impossibile, mette in buca la pallina direttamente da lì!

Jean, con una situazione psicologica che metterebbe a dura prova qualunque campione, colpisce la pallina che finisce finalmente nel green, per poi metterla in buca con un buon putt (dal tipo di bastone che si usa sul green, in prossimità della buca).

Malgrado la partita da dimenticare, riesce dunque ad arrivare ai playoff… ma l’incantesimo ormai si è spezzato: perderà infatti contro Paul Lawrie.

Tornato in patria Jean van de Velde viene ostracizzato. Umiliato e deriso, per il modo in cui non ha saputo gestire il vantaggio nel torneo, viene letteralmente trascinato dalle stelle alle stalle e stigmatizzato come perdente.

Jean van de Velde non nasconde il suo disappunto, confessa di aver pianto al termine del torneo, rendendo pubblico il suo sconforto per la mancata vittoria.

Eppure qualcosa di incredibile lo attende. L’anno dopo, nel circolo di golf dove Jean insegna, il club si ritrova improvvisamente invaso da tantissimi giovani ragazzi che, avendo seguito la bizzarra e sfortunata avventura del loro beniamino, si erano avvicinati a questo sport per la prima volta e avevo quindi deciso di imparare a giocare.

Eccola allora l’eredità di Jean: le sue gesta hanno condizionato – in positivo – un Paese intero che ha riscoperto l’amore (o perlomeno l’interesse) verso uno sport quasi dimenticato. E hanno condizionato anche la sua stessa esistenza: da campione (mancato) a insegnante e formatore di successo.

Vittoria e fallimento sono pur sempre due facce della stessa medaglia.


Se questa storia vi ha appassionato, vi consigliamo vivamente anche La Leggenda di Bagger Vance (libro e film) sempre sul rapporto tra golf e umanità, il titolo di questo articolo è una citazione tratta da questo bellissimo film.

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