La leadership di Ted Lasso: come seguire l’esempio del coach del Richmond?

Il Richmond è un club di calcio inglese sulla via del fallimento e, per riemergere, il presidente Rebecca Welton ingaggia un coach di football americano che non sa nulla di calcio: Ted Lasso.
24 Novembre 2022
Ted Lasso e la sua leadership

È proprio vero, una leadership carismatica e inclusiva può essere efficace anche quando un allenatore di football si cimenta in uno sport completamente sconosciuto. Perché Ted Lasso lavora sulla squadra, sui singoli giocatori, mentre la fase tecnica e strategica viene affidata ai collaboratori e ai vice allenatori Coach Beard e Nathan Shelley, dimostrando una capacità di delega che esprime fiducia e affidamento verso il proprio staff.

A tal proposito abbiamo visto come la spietata leadership di Thomas Shelby dei Peaky Blinders sia così differente da quella adottata da Ted Lasso

Roy, Ted e Beard in una scena della serie tv

Dietro ogni azione di Ted, come nella grande letteratura, si nascondono numerosi significati così importanti da essere sempre un esempio non solo per la sua squadra, ma soprattutto per lo spettatore che sta guardando questa serie in streaming su Apple TV+.

Il più grande problema del Richmond: la scissione tra compagni, tifosi e dirigenza

Ted Lasso entra nel club in punta di piedi, ben consapevole della diffidenza di tifosi e giornalisti, per la sua ignoranza verso il calcio, tanto da non aver mai compreso cosa fosse un fuorigioco, anche dopo un paio di stagioni. Infatti risponde alla stampa: “Non so ancora come spiegarlo, ma quando lo vedi lo capisci!“.

Da questo esempio emerge la sua volontà di creare alleanze, piuttosto che fratture, nel suo mondo.
Al suo ingresso, Ted Lasso nota divergenze tra i compagni di squadra, risentimenti con la dirigenza che sembra non ascoltare le necessità della squadra ed infine, non meno terribile, la sfiducia dei tifosi che ormai vedono la propria squadra retrocedere dal campionato di Premier League.

Ted inizia a conoscere la squadra ascoltando per lo più le necessità dei giocatori: nulla di così difficile da accontentare come, ad esempio, la pressione dell’acqua nelle docce. Sono piccoli gesti che fanno sentire la squadra ascoltata, accolta, compresa… nelle proprie necessità.

In tal senso Ted Lasso lavora anche con la dirigenza e tutto lo staff dei collaboratori: tutte le mattine fa visita al presidente Rebecca portandole dei dolci preparati con le sue mani.

Un leader sullo sfondo: il valore di tutto lo staff

Ted compie il miracolo dei miracoli, si fa da parte, rimane sullo sfondo, e questo spostamento permette a Nathan, magazziniere della squadra e ragazzo timido e sfiduciato, di emergere nella partita decisiva, dimostrando un carattere forte e determinato che dona sicurezza a tutta la squadra. Diventa una risorsa inestimabile, tanto da diventare vice allenatore insieme a Beard.

Ted Lasso continua a incollare i frammenti perduti della squadra. Il capitano Roy Kent, oramai al termine della sua carriera, può ancora dispensare consigli utili al lavoro tattico della squadra. Così, dopo aver fatto esperienza come allenatore in una squadra di calcio di bambine, Ted Lasso lo assume come nuovo vice allenatore: la squadra torna compatta, uniti si vince sempre.

Il tutto è maggiore della somma delle parti

Il puzzle è finalmente completo. Nonostante le numerose difficoltà, Coach Lasso ha integrato l’intera società calcistica del Richmond come una sola squadra compatta e coesa. Essenziale anche l’ingresso della psicologa Sharon Fieldstone che dimostra l’importanza di un percorso psicoterapeutico per i giocatori che vogliono intraprenderlo.

Ted sa gestire anche i giocatori che fanno i bulli nei confronti degli altri compagni: non scende mai al loro livello, porta pazienza, interviene raramente poiché desidera trasformare la timidezza in riscatto dei ragazzi bullizzati.

In un episodio, il giocatore più promettente Jamie Tartt, prima donna della squadra, compie un capriccio nei confronti di Ted, dopo averlo sostituito nel secondo tempo di una partita. Non volendo allenarsi, ammette di aver subito un brutto infortunio. Coach Lasso, ben consapevole della balla, non scende al suo gioco, e risponde con un’importante verità: “Solo durante gli allenamenti abbiamo il controllo di noi stessi e della squadra, ma tu stai male. Oggi vogliamo diventare più bravi di ieri, ma tu stai male“. Poi Ted esce dalla sala, e con un salto dà il cinque ad un cartello appeso sullo spogliatoio con scritto “Credici”.

Ted Lasso mostra il cartello “Credici” a Jamie Tartt

Dopo il suo allontanamento verso squadre più promettenti, Jamie Tartt rientra nel Richmond in punta di piedi, più maturo e lega immediatamente con i compagni di squadra. Questo cambiamento lo porta però a sotterrare la sua parte più ribelle, più istintiva, perdendo anche parte di quella scintilla che lo portava ad essere una stella promettente del calcio. Ted Lasso, gestaltista nato, si fa di nuovo da sfondo e stavolta lascia compiere il secondo miracolo al vice allenatore Roy Kent, provando non a dividere le parti, ma a integrarle:

– Jamie, tu sei uno stronzo e questo non puoi reprimerlo. Facciamo così, al mio segnale diventa stronzo in campo.
– E qual è il segnale?
– Lo capirai!

Il segnale

Fallimento e successo: un confine non del tutto definito

La capacità aggregativa di Ted Lasso permette di integrare contemporaneamente fallimenti e successi. Anzi, il suo esempio ci dimostra che all’interno di numerosi fallimenti collezionati dalla squadra si possono rivelare altrettanti successi. La sconfitta per una partita o il fallimento di un campionato possiamo osservarlo da un’altra prospettiva: se siamo consapevoli che un’esperienza negativa la affrontiamo in modo compatto, tutti insieme, questo può rivelarsi un grande successo.

Se perdiamo, perdiamo insieme.
Se vinciamo, altrettanto.

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