Come ci prendiamo cura dei nostri clienti? Il metodo Batman

Molto spesso mi fermo a pensare se Musa Studio stia percorrendo la giusta direzione. Nonostante la pandemia, il numero di clienti continua a crescere, così come il potenziale dei loro sogni, e di conseguenza il nostro carico di responsabilità.
Matteo Ferretti
14 Dicembre 2020
News

Di sicuro non ci lamentiamo, il nostro lavoro e quello dei collaboratori con cui viviamo la quotidianità delle nostre giornate non ci pesa, le ore trascorrono velocemente: insomma… per dirla alla Confucio

“Scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”.

Qualche secolo più tardi è arrivato Steve Jobs affermando:

“L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fai”.

Di sicuro la rotta imprenditoriale ci risulta corretta, ma spesso mi chiedo se oltre alla direzione, occorre correggere le modalità con cui ci relazioniamo ai nostri clienti per realizzare ciò che hanno di più caro nella vita: i loro sogni. Non c’è niente di più delicato, a volte ho paura di essere eccessivamente invasivo, a volte leggermente superficiale.

Proprio qualche giorno fa, mentre leggevo un fumetto di Batman, mi sono imbattuto in una vignetta davvero stimolante. D’altronde cosa aspettarsi da Bruce Wayne in qualità di CEO della Wayne Entraprise? Nel fumetto n. 457 di Detective Comics del 1976 l’uomo pipistrello salva un povero anziano da un borseggio che gli avrebbe sottratto quei pochi dollari rimasti in tasca per continuare a vivere. Dopo aver sventato l’attacco dei rapinatori, Batman si sente chiedere:

“Posso farti una domanda?”
“Certo” disse Batman.
“Dai la caccia ai criminali internazionali… Dicono che sei il più grande detective del mondo! Perché occuparsi di una banale rapina?”
“Un crimine è un crimine… e per lei la perdita di un dollaro conta di più del furto di mille dollari a un banchiere!”.

Batman’s Detective Comics 457 – The murder that created Batman (1976)

La reazione di Batman è sorprendente! E il suo approccio è davvero persuasivo, tanto da sentirsi ispirati. Forse il suo insegnamento è proprio questo.

Non dovremmo mai dare nulla per scontato: ogni domanda di un potenziale cliente ha la sua valenza, ha un certo peso nel suo processo decisionale, anche se per noi può risultare una richiesta banale proprio perché noi in questo mondo ci viviamo. 

Spesso, durante le prime riunioni, proviamo il più possibile ad esplicitare l’ovvio, e soprattutto, chiediamo ai clienti cosa ne pensano delle nostra visione e cosa hanno imparato.
Preferiamo intraprendere riunioni brevi e costruttive.

A volte entrare in profondità della sfera emotiva e motivazionale del cliente ci aiuta a sostenerlo, a farlo sentire protetto, e soprattutto incoraggiato a realizzare i suoi progetti: è proprio in questa fase che si diramano la maggior parte delle paure e si inizia a sognare in grande. 

Grazie a questo approccio conosciamo più a fondo la forza del sogno e cosa è possibile costruire insieme al cliente, in una visione di breve e lungo periodo.

E per noi un grande evento internazionale o una piccola start-up nella periferia di Roma, meritano la medesima cura e attenzione.

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