Alberto Sordi racconta Federico Fellini: ecco il vero storytelling

Matteo Ferretti
21 Ottobre 2020
News

Cosa c’è di meglio di un racconto sincero, diretto, che penetra nel cuore dell’ascoltatore? Alberto Sordi racconta, si racconta, dei primi anni a Roma trascorsi in compagnia del mitologico regista Federico Fellini.

I capolavori di Federico Fellini sono indiscutibili: film come La dolce vita, I clown, , La strada (tanto caro a Papa Francesco), Amarcord, Roma, I vitelloni (potrei andare avanti all’infinito) continuano ad essere delle pietre miliari per i registi contemporanei, soprattutto per coloro che inseguono il filone onirico, come David Lynch, Charlie Kaufman, Ingmar Bergman, tanto per citarne alcuni.

Alberto Sordi invece, dall’altra parte della macchina da presa, ha saputo caratterizzare e descrivere sapientemente – a mio discutibile giudizio – le contraddizioni dell’Italia e degli italiani, le loro professioni, aspirazioni, difficoltà e incertezze della vita. Insomma: oltre ad aver rappresentato l’Italia in tutto il Mondo grazie alla sua filmografia, ha donato all’Italia stessa un nuovo modo di comunicare attraverso un linguaggio tutto suo fatto di accenti, gesti e movimenti fisici.

Ma sotto l’Olimpo della cinematografia, la scalata è stata lunga… e non poco ardua.

Alberto Sordi racconta la loro storia nei primi anni romani del suo caro amico Federico, con un tono rispettoso, sincero, a tratti doloroso. Nonostante le difficoltà economiche di entrambi, Federico Fellini, durante le sue lunghe passeggiate notturne, chiede a Roma un solo desiderio: un’opportunità. Ecco le parole di Fellini citate da Sordi:

“T’assicuro Albe’ che io un giorno diventerò un grande regista, forse il regista più grande del Mondo.”

Alla fine del racconto, Alberto Sordi, con la sua solita capacità interpretativa che lo ha caratterizzato in tutti i suoi film, ci strappa una risata prendendo in giro Fellini. Forse per sdrammatizzare l’immagine smunta del suo amico, forse per lasciare traccia di una lezione fondamentale: le opportunità sono necessarie, ma è più importante essere pronti quando arrivano.

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